Pluribus - La recensione
Pluribus
Recensione di Paolo Possanzini
Pluribus è la nuova serie diretta da Vince Gilligan, qui, per la prima volta, alle prese con elementi fantascientifici dopo “Breaking bad” e “Better call Saul”; anche questa serie è ambientata, come le altre, ad Albuquerque (New Mexico) ed è disponibile su Apple TV.
Il titolo nasce da una locuzione latina che significa “Dai molti, uno solo”, simboleggia le 13 colonie originarie degli USA ed è presente anche in alcune monete e banconote statunitensi.
Nella serie, il riferimento è alla fusione delle coscienze della quasi totalità dell’umanità, avvenuta a seguito della diffusione di un virus creato in laboratorio a partire da un segnale captato dallo spazio. Le persone che si salvano dal contagio sono pochissime e tra queste vi è Carol Sturka (Rhea Seehorn), una scrittrice di romanzi rosa a sfondo fantasy che, durante il diffondersi del virus, vede la propria amata morire durante la fusione mentale con il resto dell’umanità.
Carol si vede, quindi, gettata in un mondo che all’apparenza è una utopia: nessuno prova più sentimenti negativi quali rabbia, diffidenza, invidia e tutti sono connessi a livello mentale. Tuttavia, Carol non accetta questo nuovo stato dell’umanità e lotta per mantenere la propria individualità, tra momenti di umorismo nero, riflessioni esistenziali e tensione psicologica davvero ben scritti.
La nostra protagonista non vede di buon occhio Gli Altri, ossia i membri infetti della mente alveare che, pur avendo apparentemente nei suoi riguardi il massimo rispetto, sono mossi dalla volontà di farle accettare di unirsi a loro, così come propagare ovunque il virus.
La mente alveare, per cercare di farsi accettare da Carol, manda da lei Zosia, in veste di ambasciatrice incaricata di aiutarla a conoscerli e, più importante, ad accettarli.
Tra le due inizia a sbocciare una intesa attrazione, che si evolverà nel corso degli otto episodi di questa prima stagione.
Carol conosce anche lo sparuto gruppo di immuni al virus come lei ma, a causa del suo carattere, che spesso si rivela odioso, il suo desiderio di trovare una cura e far tornare l’umanità quella di un tempo non viene ascoltato.
Gilligan – nella prima stagione delle quattro prefissate, dal ritmo lento – offre diversi spunti di riflessioni su vari temi, come il lutto della protagonista per la compagna e il processo di elaborazione, in un mondo che ti porge sempre un sorriso stampato sul volto di una persona che è incapace di mentire.
Inoltre, Carol non può nemmeno arrabbiarsi, perché nuocerebbe alla mente collettiva: ogni volta che ella perde il controllo, rischia che milioni di persone muoiano e ciò la renderebbe una minaccia per la mente alveare.
Rhea Seehorn, che ha già lavorato con Gilligan, fornisce un’ottima prova attoriale nel ruolo di una donna che si ritrova in una situazione che richiama l storica serie “Ai confini della realtà (The twilight zone)”.




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