Il pianeta selvaggio - La recensione

IL PIANETA SELVAGGIO
di Renée Laloux

Recensione di Paolo Possanzini


L’animazione francese degli anni 70 regala al pubblico una dei grandi esempi di film che ha lasciato un segno: un’eredità che ancora oggi è un punto di riferimento nella settima arte: 

Il pianeta selvaggio, diretto da René Laloux e disegnato da Roland Topor, è l'adattamento del romanzo breve Homo domesticus del franco-ceco Stefan Wul.

Il film a livello grafico non ha precedenti. La tecnica usata da Topor per rappresentare la razza aliena dei Draga – esseri dalla pelle blu ed estremamente alti – e la loro avanzata civiltà in grado di costruire speciali macchine per l’apprendimento, colpisce per la forza sia nel tratto che nei colori. 

La storia ha una trama molto lineare e segue un bambino umano che viene preso come animaletto domestico, dopo essere rimasto orfano, da una famiglia di Draag. Una volta cresciuto e fuggito dalla sua condizione di cattività, il terrestre si unisce a una comunità di esseri umani che vedono nei Draag il Male: un nemico da abbattere per poter sopravvivere. 

Laloux, come detto, rende consapevole lo spettatore degli aspetti più meschini dell’umanità nello scontro mortale tra i Draag e gli Oms (come i primi chiamano gli esseri umani): sopraffazione, specismo e privazione della libertà sono tre dei concetti su cui il film interroga il suo pubblico, consegnando così una fantascienza animata non solo per bambini ma anche per un la fascia adulta.

Il film è disponibile su Cgtv.





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