Andrea Bonazzi - Intervista all'artista

INTERVISTA ALL'ARTISTA ANDREA BONAZZI 

Paolo Sista del Gruppo Telegram Lovecraft Italia intervista Andrea Bonazzi, in arte In Tenebris Sculptus. Artista poliedrico, dedito tanto alla pittura e alla scultura quanto alla grafica, alla fotografia e al videomaking, è conosciuto a livello internazionale. Attraverso le sue opere è stato capace di dare forma all’universo immaginifico di H.P. Lovecraft. Grazie al suo stile unico, Bonazzi evoca il senso di mistero e di terrore cosmico proprio dei Miti di Cthulhu, creando creature e ambientazioni che sembrano provenire direttamente dagli incubi del Sognatore di Providence. Le sue opere – come le immaginarie esplorazioni archeologiche della Miskatonic University – sono divenute dei veri e propri classici per tutti gli appassionati di Lovecraft e della letteratura Weird. Diverse sue opere sono state pubblicate sui libri di Strani Aeoni – come il volume antologico Cthulhu Savoia, di cui ha firmato anche la copertina – e, presto, lo vedremo su Pnakotic Press con The Weirdles (in compagnia di chi scrive). Nelle pagine di Grimoria, Cesare Buttaboni ha addirittura reso Bonazzi il protagonista di un racconto lovecraftiano.

(Uno dei due è Andrea Bonazzi)

PS: Ciao Andrea, la prima domanda è d’obbligo: perché Lovecraft? Perché, dopo un secolo, ancora Lovecraft? Che cosa ha di speciale?
AB: Il fantastico letterario trova alcuni punti di svolta che restano fondamentali, imprescindibili, riferimenti duraturi nonostante il trascorrere del tempo e lo scadere in eterne imitazioni reiterate fino alla parodia. Mary Shelley supera i romanticismi gotici con la speculazione scientifica e una visione filosofica del mondo. Poe sposta l’essenza del terrore entro l’animo umano fuori dai canoni del gotico europeo. Lovecraft codifica il fantastico moderno, letteralmente definendo le modalità del Weird, nell’epoca in cui nascono i più vari sottogeneri in un proliferare di riviste popolari dedicate. Segna il passaggio da una tradizione ancora ottocentesca a un’era di terrori e meraviglie scandita dal progresso vorticoso delle scienze, dalla rivelazione sconvolgente che sovverte l’umana concezione di essere al centro d’ogni cosa. L’orrore si slega dai tipici elementi del soprannaturale di fronte a una realtà diversa e inconoscibile: un ribaltarsi della classica visione antropocentrica davanti a un universo indifferente verso le sorti dell’umanità, se non incidentalmente ostile. Un realismo scientifico che rimette in discussione la percezione delle cose. Al di là di ogni banalizzazione sino ai peluches di Cthulhu, non credo che la validità di un tale approccio sia ancora superata, anche cent’anni dopo e soprattutto in un periodo e in una società che tra L’esorcista e Stephen King tuttora inquadra l’horror semplicemente come “il Bene contro il Male”. Il suo sviluppo odierno, l’attuale pietra miliare dell’orrore Weird e fantastico, direi sia infine Thomas Ligotti, lasciando pure che al riguardo storcano il naso in tanti. 



PS: Tu sei famoso per la creazione di brevi cortometraggi, ma vanti una eccellente produzione anche nell’ambito di sculture e inoltre sul tuo sito hai impaginato una tua versione del Necronomicon. Che tecniche impieghi per realizzarle? C’è una forma artistica che preferisci? 
AB: Lo pseudobiblium lovecraftiano messo online non era che un supporto per i giochi di ruolo con gli amici, un’accozzaglia di tutto il materiale raccolto allora sui Miti di Cthulhu, composto nel lontano 1991 con un preistorico Amiga 500, una stampante a nove aghi e appena una vaga idea di come rilegare il tutto. Le animazioni video sono un recente sviluppo, mi consentono di non affondare definitivamente nell’oblio sull’oceano mutevole del web e, come le illustrazioni e i fotomontaggi digitali che realizzo da inizio secolo, non avrebbero praticamente senso se non includessero le mie sculture. A modellare e scolpire ho iniziato nel 1988, frustrato dal non avere accesso alle sculture di Clark Ashton Smith di cui tanto leggevo: non potevo vederle, senza Internet né possibilità di reperire libri all’estero, quindi dovevo immaginarle. Cominciai a sporcarmi le mani con del banale Das – anche se oggi suona assai più dignitoso definirlo “pasta per modellare” – trovando negli anni una mia tecnica attraverso brevi e molteplici cotture a forno, l’inclusione di elementi come specchi, circuiti stampati, vetri dipinti o altro, e forme di lucidatura a simulare l’aspetto della pietra dura. Più tardi ho preso a incidere e scolpire pietra arenaria e ardesia utilizzando un trapano ad alta velocità, ma è una tecnica proibitiva da portare avanti in ambiente domestico, senza un laboratorio vero e proprio, a meno di non trasformare casa in una miniera di polvere. Un tempo scolpivo anche pipe in radica. Oggi realizzo pochissimi pezzi unici, venduti quasi esclusivamente all’estero, limitandomi alle paste per modellare per mera questione di praticità.



PS: Cosa ti spinge a creare la tua arte?
AB: Non saprei se rispondere qualcosa tipo un per nulla convinto “il sacro fuoco dell’ispirazione”, oppure un “nessuno fa il tipo cose che vorrei vedere, quindi devo pensarci io”, o ancora un “mi spinge l’empio demone ctonio dell’affitto, della luce e del gas”.



PS: Puoi indicarci autori o libri fondamentali nella tua formazione di lettore e studioso, oltre ai nomi noti di Lovecraft, Howard, Ashton Smith? Anche titoli non legati al genere weird.
AB: Sin dall’infanzia ho vissuto immerso nella fantascienza e Ray Bradbury è stato il mio varco d’accesso al Weird, introducendomi a Poe e Lovecraft nelle sue Cronache Marziane. La bibliografia nel volume delle Opere Complete di HPL, con il saggio sull’orrore soprannaturale in letteratura, furono la mia mappa del tesoro su cui cercare traccia di ogni autore collegato a quel filone narrativo. Una precoce esposizione a Tolkien mi ha portato verso le saghe norrene e la letteratura epica, cavalleresca e medievale, e in generale verso la mitologia, risalendo le fonti sia del Fantasy che delle “Yog-Sothotherie” lovecraftiane. Ho avuto le mie fasi di ossessione per Poe, C.A. Smith e Philip K. Dick, ed esaurite le versioni italiane disponibili ho preso a leggere in inglese e ampliare gli orizzonti, fino a mettermi io stesso a tradurre. Due scoperte fondamentali: le cupe ma per me già familiari visioni di Ligotti e, contemporaneo di Lovecraft, il modernissimo Weird mitteleuropeo del polacco Stefan Grabiński. Penso di aver dato un certo sostanziale contributo nel farli entrambi conoscere in Italia attraverso le mie prime traduzioni e i primi articoli diffusi nei tardi anni 2000.



PS: C’è un aspetto dell’opera lovecraftiana che secondo te non ha ancora ricevuto la meritata attenzione?
AB: Forse un po’ più di attenzione dovrebbe ritornare proprio alla sua opera, già minuziosamente sviscerata in pressoché ogni salsa ma eclissata nell’ultima quindicina d’anni da un Lovecraft “personaggio” ridotto, non di rado con qualche forzatura, a mero e imbarazzante cliché razzista da cui prendere inderogabilmente le distanze, fino a lasciarne in ombra il valore letterario e il sempre più marcato influsso sulla cultura popolare. 



PS: Ci forniresti un breve elenco di libri, film/telefilm, fumetti e musica che ritieni importante per i Miti di Cthulhu o per il genere Weird in generale?
AB: No! Cioè, sì, potrei fornirlo ma detesto fare elenchi, ho pochi riferimenti assoluti, ancor meno costanti, e non riesco più a seguire alcuna novità da una dozzina d’anni a questa parte, oltretutto in un tempo in cui le proposte abbondano come mai ci saremmo sognati da ragazzi quando le uscite a tema erano vere rarità. E le novità andrebbero tenute d’occhio, perché è l’evoluzione del genere che conta, che pure dà un valore ai classici che ne hanno segnato il passo. 



PS: Come vedi l’evoluzione del genere Weird, in Italia e all’estero: sei ottimista o pessimista?
AB: Qualunque tipo di “ottimismo” se dichiarato da un fan di Ligotti suonerebbe come una battuta, ma i segnali sono confortanti sia dalle sponde atlantiche che dalle rive del Mediterraneo. L’horror di maggiore diffusione resta invariabilmente King-centrico e tradizionalista, ma il Weird esce finalmente dalla nicchia, trova una sua vera rinascita tra il primo e il secondo decennio di questo nuovo secolo affermando autori come Barron, Langan o Ballingrud anche grazie all’eco TV di True Detective, che nel citare Chambers e Ligotti accende l’interesse di un pubblico più vasto. Il Weird fa i conti con le crisi del suo tempo, oltreoceano rischia di disgregarsi dal 2016 come comunità creativa e letteraria tra i conflitti divisivi dell’epoca di Trump, ma le sue voci si moltiplicano scoprendo altre realtà meno esplorate, non solo minoranze culturali ma anche un maggior numero di autori non anglofoni, nostri connazionali inclusi. La traduzione all’estero “consacra” in qualche modo una via italiana al Weird che viene sempre più battuta, e il genere non è mai stato più in salute nella nostra lingua. Mai così tante e così variate offerte, con il recupero di classici e di capolavori tradotti solamente in questi ultimi anni, a volte grazie ai copyright scaduti di recente; con sempre più mirate scelte contemporanee, ahinoi spesso osteggiate da uno zoccolo duro di antichi appassionati coriacei nel restare più legati ai canoni di Weird Tales se non del primo Novecento; con un sempre più ampio accesso ai nuovi esordi in italiano, dalle palestre delle autopubblicazioni – benché, confesso, queste talvolta mi lascino perplesso fra sconclusionati esempi di vanity press e uno sfruttare cinico di pastiches popolari scritti da intelligenze artificiali – ai collettivi di scrittura fino alla selezione man mano più affinata delle nuove riviste e di sempre più competenti, seppur minuscole, imprese editoriali – e qui a rendermi perplesso è l’infinito ricorrere al concorso narrativo come forma quasi esclusiva di selezione, ma il mercato ha i suoi limiti e siamo ancora oggettivamente lontani da ogni sogno di modello editoriale americano. Insomma, fatico per miei limiti a seguire il fenomeno da vicino e dall’interno, ma un modalità e un approccio del tutto nazionali e originali al Weird ci sono e funzionano benissimo anche nella trasposizione in altre lingue. Non saprei dire se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto ma almeno so che il contenuto è vino, è nostrano, e spesso è anche davvero buono.



PS: C’è qualche aspetto del Weird contemporaneo che ti entusiasma o ti delude? Cosa vorresti vedere maggiormente sviluppato?
AB: Ne accennavo in precedenza: da tempo mi delude un po’, anche se non mi sorprende, una marcata resistenza di tanti appassionati italiani verso il più recente Weird, o almeno verso quello successivo agli anni 80, reazione per nulla limitata alle generazioni – come la mia – più “stagionate” letteralmente cresciute a pane, Lovecraft, antologie vintage e storie di fantasmi. Anch’io ho le mie paturnie e i miei schizzinosi gusti personali, ma tali posizioni amplificate attraverso i social non sono di grande aiuto a chi fa tanti sforzi per diffondere il fantastico. Ed è persino peggio quando arrivano da chi occupa posizioni editoriali all’interno di questo campo. Non so esattamente dire cosa vorrei vedere in più rispetto all’attuale panorama, forse perché mi piacerebbe continuare a veder considerata ogni possibile tendenza, ogni sviluppo qualitativamente rilevante, compresi gli elementi che non risuonerebbero con le mie arrugginite corde.



PS: Dicci qualcosa sulle tue opere che nessuno sa!
AB: Quando le stelle saranno “giuste” l’isotopo di rlyehite che contengono, o al quale sono rimaste esposte in fase di lavorazione, traccerà finalmente una linea di energie da una scultura all’altra fra entrambe le sponde dell’oceano, dagli Stati Uniti all’Est Europa nei luoghi in cui si trovano, formando un varco interdimensionale per dare accesso a immani, indicibili o quanto meno impronunciabili entità dell’Altrove. Al che Cthulhu mugugnerà “no, dai, ancora qualche secolo” voltandosi a riprendere il suo sonno. E Nyarlathotep confermerà da ogni schermo TV e di cellulare di essere sempre stato qui.



ANDREA BONAZZI 

CON STRANI AEONI 
The Weirdles 


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Commenti

  1. Sculptum in Tenebris! Un GRANDE artista! Bellissima intervista: bravi tutti.

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