The leftovers - La recensione

THE LEFTOVERS

Recensione di Paolo Possanzini


La serie The leftovers della HBO, scritta da Damon Lindelof e Dan Perrotta sulla base del romanzo omonimo del primo, si compone di tre stagioni.

La trama della serie si concentra sulla misteriosa sparizione, avvenuta il 14 ottobre, del 2% della popolazione mondiale, lasciando così miliardi di persone senza la minima idea di dove siano finiti i loro cari.

Il focus della prima stagione è sulla cittadina americana di Mapleton, tre anni dopo la misteriosa sparizione, e su alcuni dei suoi abitanti: in particolare, Kevin Garvey, capo della polizia locale, i suoi due figli e sua moglie Laurie, psicologa, che si è unita al movimento dei Colpevoli Sopravvissuti, nato in seguito all’improvvisa scomparsa del 14 ottobre, da alcuni ritenuto il Rapimento descritto nel Nuovo Testamento.

I Colpevoli Sopravvissuti sono una delle ottime trovate di scrittura di Lindelof; essi, infatti, si autodefiniscono living remembers e si contraddistinguono per vestirsi interamente di bianco, avere sempre una sigaretta accesa in bocca, nonché comunicare tra loro esclusivamente per iscritto, eliminando così il dialogo a voce.

Essi sono convinti che il mondo post 14 ottobre sia ormai prossimo alla fine e, quindi, esprimono così l’annientamento dell’essere umano in chiave nichilista.

Tra gli altri protagonisti abbiamo i fratelli Matthew e Nora.
Il primo è un pastore che in un mondo che ha perso quasi completamente le sue certezze resta saldo nella sua fede e rappresenta l’aspetto teologico e metafisico della serie: nel corso delle tre stagioni tenterà di trovare un senso biblico agli eventi.
Sua sorella Nora, invece, dopo aver visto suo marito e i suoi 2 figli svanire, reagirà a questo trauma in maniera razionale.

Ogni personaggio della serie e il modo specifico con cui affronta il nuovo mondo in cui abitano, porta lo spettatore a interessarsi e appassionarsi ai diversi tipi psicologici messi alla prova.

La coppia Kevin Garvey e Nora Durst, in particolare, ha il ruolo di maggior rilievo nella serie, assieme al capo della polizia locale di Mapleton; quest'ultimo è tormentato da visioni e voci che sembrerebbero portarlo alla follia, così come successe a suo padre, e che, dalla seconda stagione in poi, assumeranno un aspetto metafisico-religioso sempre più marcato.

La serie di Lindelof non punta a dare risposte ai misteri che costellano la vita dei suoi personaggi e, pertanto, non vengono fornite spiegazioni sul perché degli eventi.

Il dolore per la perdita dei cari, nelle vite dei protagonisti in bilico tra senso del sacro e caos, dovuto alle fragilità tipiche degli esseri umani, incanta e strazia anche grazie alle scelte non solo narrative, cone la fotografia e, ancor di più, la colonna sonora di Max Richter, che rivisita partiture della musica classica di Giuseppe Verdi.

The letfovers è, dunque, una serie che affascina per il fascino ipnotico di mistero senza soluzione.

IL LIBRO 

LA MUSICA
Max Richter - The leftovers soundtrack 

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