Recensione - La Figlia del Bayou
LA FIGLIA DEL BAYOU
di Flavio Deri
Recensione di Paolo Possanzini
"La figlia del silenzio: una storia del Bayou" di Flavio Deri, ed edita Delos, fin dal prologo ci guida con la voce della protagonista, Delia, in una terra in cui il Vudun permea ogni cosa e rivela l’esistenza di un peso che grava sulle sue spalle in qualità di Figlia del Silenzio.
Flavio Deri sa incantare il lettore con la sua scrittura che, come nelle sue altre opere, sa suscitare con rigore l’atmosfera di tempi passati; qui, in aggiunta, unisce a questo cardine della sua produzione i dati sensoriali, in particolare olfatto e udito.
Lo stile in questo racconto è, quindi, fortemente incentrato sulle descrizioni, inframezzate da rari dialoghi tra le due protagoniste.
La protagonista, la Figlia del Silenzio, si ritrova a vivere con la nonna dopo aver perso i genitori: la donna è una Mambo – figura centrale nel Vudun – e Deri imbastisce una sua descrizione tanto fisica quanto occulta, legata al suo ruolo nel Bayou. Assieme, le due dovranno compiere un viaggio che le porterà a incontrare l’anima occulta e misteriosa della regione.
Il racconto ha un punto di svolta nel momento in cui la giovane Delia ha una visione che riguarda l’Indice Pnakotico e la sua ubicazione, che sarà rivelata proprio da lei, osservante un silenzio duraturo e dalla quale dipende il destino dell’umanità.
Lo scrittore ha la capacità di ricreare la giusta tensione nel vissuto dei suoi personaggi, in special modo quello della piccola protagonista, chiamata a segnare il mondo con il suono della prima parola mai espressa nella sua breve vita.
Gli elementi sovrannaturali propri del bayou qui hanno nuova linfa, grazie all’intrigante unione con temi di chiaro rimando lovecraftiano che si integrano nella figura della Figlia del Silenzio.
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