Recensione - Il grande potere dello Chninkel

IL GRANDE POTERE DELLO CHNINKEL
di Jean Van Hamme e Grzegorz Rosinski

Recensione di Paolo Possanzini


La coppia Jean Van Hamme e Grzegorz Rosinski realizza, nell’ambito della nona arte franco-belga, un’epopea che affronta temi quali una grande riflessione basata sugli archetipi che guidano l’essere umano da tempo immemore – come il destino che grava sulle spalle degli individui – e la forza dell’amore come via per la salvezza, in un mondo di guerra e tragedia su cui preme una visione pessimista.

Il protagonista dell’opera si chiama J’On – appartenentie alla razza fantastica degli Chninkel, piccole e indifese creature non dotate di grande forza fisica – ed è uno schiavo, obbligato a combattere nell’armata di una delle tre divinità guerriere, che da secoli si affrontano in battaglia, seguendo come unica regola quella del massacro.

J’On, miracolosamente sopravvissuto su di un campo di battaglia, viene investito da U’N, il creatore dei mondi – il cui aspetto di monolite nero ricorda molto quello di “2001: Odissea nello spazio” – della missione di ritrovare la pace e, per aiutarlo nel compito, gli conferisce un grande potere; in caso contrario, spazzerà via il mondo con un’apocalisse di fuoco.

J’On non comprende appieno questo potere e dubita che ne sia effettivamente in possesso. Ben presto, inizia a circondarsi di amici pronti a seguirlo e l’incontro con la Chninkel G’Wel aggiunge una dose di umorismo alla vicenda, in quanto J’On la vede come un’amante per i propri desideri sessuali, mentre lei lo vede come il salvatore non solo del mondo ma di tutti i Chinkel resi schiavi. Risulta inevitabile il mescolare il sacro con il profano.

Van Hamme inserisce nella sua opera, fin dalle prime tavole, diversi riferimenti alla cultura ebraica e cristiana J’On è il Mosè del suo popolo ma anche il Cristo di cui segue le tappe del ministero, come i miracoli e l’ultima cena sino alla crocifissione.

Il grande potere del Chinkel è, quindi, un fumetto fantasy dal carattere teosofico, pregno di avventura, umorismo e simbolismi che non sminuiscono affatto la tragicità che sottostà alla struttura stessa del mondo di Daar.

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