PIETRO ROTELLI - INTERVISTA AL DIRETTORE

PIETRO ROTELLI
INTERVISTA AL DIRETTORE

Il Gruppo Telegram Lovecraft Italia intervista Pietro Rotelli, Scrittore illustratore, letterista di comics, fumettista, animatore nonché curatore e ideatore della rivista Voci da R'lyeh.


LI: Ciao Pietro. Lanciamoci subito nell’occhio del ciclone. Perché hai scelto il weird come genere di elezione?
PR: Bèh, perché in un mondo "normale" si intromette un elemento estraneo e in contrasto con quella normalità. Credo che prima di tutto sia sempre uno spunto interessante che ti porta in posti che neanche pensavi esistessero. Ti destabilizza e quindi sei più ricettivo. Credo sia anche perchè il weird ti permette di usare l’immaginazione alla massima potenza mantenendo comunque una partenza “normale”, sia in scrittura che in lettura.


LI: Cosa ti ha spinto a creare la rivista Voci da R'lyeh e riprenderla dopo cinque anni dal primo numero?
PR: Ho sempre provato a creare riviste. Mi son sempre piaciute. Da scout, a 14 anni creai con altri una fanzine a tema comico che disegnavamo, scrivevamo con la macchina da scrivere e fotocopiavamo e spillavamo. Poi crescendo ho co-fondato alcuni collettivi artistici (Mokapop e Ronin).
Voci da R’lyeh la creai perchè mi piaceva l’idea di esplorare i temi classici di Lovecraft (non solo i miti, ma anche la parte onirica e misteriosa o il puro terrore) in tutte le chiavi possibili, dall’analisi critica al fumetto, al racconto alla poesia e all’illustrazione. Adesso è, a mio parere, l’orizzonte degli eventi, soprattutto in questa seconda incarnazione. Lovecraft con spruzzate di Poe e Baudelaire. E’ un po il mio sogno. Tra il primo e il secondo numero sono passati anni perchè nel mezzo ci sono stati un paio di cambi di lavoro, la scuola dei figlioli. La vita. L’importante è mai buttare via o abbandonare, al limite tenere in fresco perchè c’è un momento per tutto.


LI: Il mondo delle riviste indipendenti, nel 2026, attira ancora collaboratori? Consideri la fanzine un progetto comunitario culturale o una forma di resistenza indipendente rispetto ai circuiti più commerciali? Nello specifico, Voci da R'lyeh si rivolge anche un pubblico che non conosce approfonditamente il genere weird/ lovecraftiano?
PR: Mamma mia che domanda… Allora: io ritengo che qualsiasi forma di creatività e divulgazione “amatoriale” sia oggi come oggi un atto di resistenza indipendente, ma forse anche quella più sana e necessaria, anche se “povera”. Sana perchè non dettata da una logica commerciale che rischia di deviare lo spirito, ma guidata dalla passione, e quindi libera di osare o proporre. Non sottostai a alcuna regola a parte quelle che ti dai te. Con questo non dico che il circuito commerciale sia il male eh, ci vuole anche quello, figuriamoci. Per quanto riguarda i collaboratori non ho mai trovato grossa difficoltà (sia livello italiano che in generale anche quando mi rivolgo all’estero) proprio perché a questi livelli c’è molta passione, e la passione genera entusiasmo. Oltretutto non c’è rivalità e questo aiuta sempre. Sarò anche impopolare ma (per primo su me stesso) appoggio il collaborare per la visibilità e per il prodotto. Non sempre si fa per soldi… almeno, per me funziona così.
Io vorrei che Voci fosse una fanzine che parla a tutti, e in questo mi piace anche che ospiti i contributi più disparati: dall’esperto conoscitore al ragazzo che per la prima volta prova a disegnare Cthulhu per pura passione estetica… il sogno è contribuire a far si che qualcuno che mai ha letto Lovecraft ci arrivi tramite VdR e, poi, ci proponga un suo frammento di quel cosmo.


LI: Oltre che studioso del weird e dell'opera di H.P. Lovecraft, sei anche illustratore. Cosa riesci a esprimere con questa modalità artistica, rispetto alla scrittura? Che tipo di tecniche utilizzi? Cosa pensi dell'utilizzo della AI?
PR: Ora, grazie per lo “studioso”, ma mi ritengo più che altro curioso e appassionato. L’illustrazione è un racconto. Io l’ho sempre considerata tale: l’illustrazione è una cristallizzazione, la “diapositiva” di un momento specifico ma che ha un prima e un dopo. Certo: metterci il prima e il dopo (a e a volta anche il presente) è compito di chi guarda… Bravura dell’illustratore dovrebbe stare nell’individuare la scena da rappresentare proprio per agevolare questo racconto interno allo spettatore. Come tecniche uso sia il classico foglio, inchiostro ma anche il tablet con procreate, che spesso resta più pratico.
Sul discorso AI io credo che sia come tutte le cose: un mezzo. Non è né la salvezza né il male, anche se viviamo in un’epoca che predilige questo approccio polarizzato. Personalmente mi è capitato di farmi aiutare nell’approfondimento di determinati argomenti chiedendo link e bibliografie. Come “segretario” per la ricerca, l’analisi e la catalogazione anche su multipiattaforma in varie lingue è strepitosa, per il resto (disegno incluso) anche a livello di bozza, è un po’ meh. Si fa ancora prima a buttare giù uno scarabocchio a mano.


LI: Tu sei entrato nel team Panini Comics. Ci parleresti di questa esperienza?
PR: Fa parte del cambio di lavoro di cui vi parlavo prima. Ho risposto a un annuncio su Facebook (sotto cui mi aveva taggato un amico). E mandai la mail così, tanto per… e invece dopo 4 mesi ero entrato come collaboratore esterno. Eseguo il lettering di fumetti soprattutto di estrazione supereroistica e lì ti accorgi del livello industriale. Ti rendi conto che esistono alcune cose molto belle che ignoravi, ma che anche ci sono tate cose che lasciano il tempo che trovano e probabilmente servono a fare “mucchio”. Molto evidentemente servono entrambi: la “carne da macello” aiuta a produrre anche cose più particolari. Comunque si produce un sacco di roba, anche fumettisticamente, nel mondo.


LI: Quali sono i tuoi scrittori preferiti, sia in ambito weird che nella letteratura ufficiale?
PR: I miei scrittori preferiti sono ovviamente Lovecraft, Poe, Baudelaire, Shakespeare, Verne, Fred Vargas, Tabucchi. Poi ci sono degli one shot, dei libri (più che lo scrittore in se) che mi hanno fulminato: Il maestro e Margherita, Il terzo poliziotto, Rosencrantz e Guildenstern sono morti, il nome della rosa, Cabal, Cose preziose, Il paradiso degli orchi, Cosmetica del nemico, Invisible Monsters, Trilogia della città di K…


LI: Conosciamoci meglio. Musica, Film, Fumetti, Serie fondamentali?
PR: Musica è un dramma. Mi piace un sacco di roba. Troppa. Se devo scegliere tre nomi ti dico al volo Dire Straits, Tool e Pink Floyd. Ma domani te ne direi altri tre. Come film sono legato a Guerre stellari, Tron, Blade Runner, Alien, Dark Crystal, the last Straighter, Ritorno al futuro, Il Drago del Lago di fuoco. Sono vecchio… Fumetti ti dico Sandman sicuramente e Preacher, sulle serie non sono un grande divoratore. Quella su Sandman mi è piaciuta, bella ai tempi Lost, il primo Prison Break. Coi figlioli si guarda One Peace e Avatar The last Airbender (le serie live action) e mi piacciono molto. Sono alla finale di Ozark e non mi pare male. Mindhunter strepitosa.


LI: Come vedi la scena letteraria fantastica italiana e, in particolare, quella weird?
PR: Secondo me c’è del fermento e mi pare molto attiva. Certo non molto a livello mainstream, ma la scena indipendente sforna un sacco di proposte collettive e letterarie di diversa natura e questo vuol sempre dire che la scena è vitale e sta bene e soprattutto che non si fa incasellare.


PS: Dicci qualcosa sulle tue opere che nessuno sa!
PR: Ho una passione smodata anche per i bestiari medievali e l’animazione e un giorno farò una serie di corti animati lovecraftiani (ho già il soggetto) e un bestiario lovecraftiano a modo mio.


LE OPERE DI PIETRO ROTELLI

Cronache del mondo Dilà


OPERE CITATE
E.A. Poe - Tutti i racconti 
Charles Baudelaire - Tutte le poesie 
Jules Verne - I grandi romanzi 




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