STEFANO SBACCANTI - INTERVISTA ALLO SCRITTORE
STEFANO SBACCANTI
INTERVISTA ALLO SCRITTORE
Il Gruppo Telegram Lovecraft Italia, in occasione dell'uscita di "Riflessi della luce nera", intervista lo scrittore Stefano Sbaccanti. Autore di numerosi racconti e antologie, il suo percorso narrativo è intrecciato con la community Lovecraft Italia – di cui è stato uno dei fondatori e dirigenti – e con il progetto letterario Strani Aeoni.
LI: Ciao Stefano. Nella tua produzione letteraria il weird, l'horror e il perturbante occupano un posto di primo piano. Perché li hai scelti quali generi di elezione?
SteSbac: Non credo di averli scelti, per essere onesto: mi hanno scelto loro. Il weird e l'horror sono gli unici linguaggi che conosco capaci di dire una cosa che mi ossessiona fin da bambino: la realtà che diamo per stabile è in equilibrio precario, e basta un'angolazione diversa (una luce diversa, appunto) per farne emergere il rovescio. Il fantastico più tradizionale ti chiede di credere in un mostro che irrompe da fuori; il weird e il perturbante ti chiedono qualcosa di più scomodo, ovvero di sospettare che il mostro fosse già lì, seduto in salotto, e che l'unica cosa a proteggerti fosse non averlo ancora notato. È una letteratura che non consola. È onesta. E ho sempre preferito le storie oneste a quelle rassicuranti.
LI: Cosa ti ha spinto a elaborare il concetto della “Luce Nera”, centrale nella tua cifra estetica?
SteSbac: La luce nera, in senso tecnico, è quella radiazione ultravioletta che in un laboratorio forense fa emergere ciò che a occhio nudo non si vede: tracce, impronte, materiale organico che nessuno ha davvero pulito, solo reso invisibile. Mi serviva un'immagine che rendesse conto di un'idea più letteraria: l'orrore non arriva mai da fuori, come un corpo estraneo che irrompe in un mondo sano, ma nasce da un cambiamento di illuminazione su un mondo che è sempre stato quello. Sotto quella luce le cose non riflettono in modo passivo, rispondono: restituiscono qualcosa che non è mai identico a ciò che hanno ricevuto. È una metafora che mi piace perché mi permette di tenere insieme luoghi lontanissimi fra loro (un paese lombardo scomparso dalle mappe, un laboratorio svizzero, un ospedale da campo a Verdun, un edificio di Tokyo che pesa più di quanto dovrebbe) sotto un'unica lente.
LI: Perché continui a scrivere? Cosa ti ha spinto e continua a farlo?
SteSbac: Perché una volta che hai visto con quella luce, come scrivo nella prefazione, non puoi più smettere di cercarla. È una frase che ho pensato per il libro, ma che vale anche per me. L'occhio, una volta allenato, continua a cercare crepe nelle facciate pulite, e scrivere è il modo che ho per dare una forma a quella ricerca invece di lasciarla vagare senza costrutto nella mia testa. C'è anche una componente più artigianale: il piacere del lavoro sulla parola, la costruzione di un'atmosfera che si regge sulla sottrazione più che sull'accumulo. E poi c'è la comunità. I lettori di Lovecraft Italia e di Strani Aeoni sono un pubblico che è cresciuto insieme a me in questi anni e continua a chiedere altre esposizioni. È difficile smettere quando c'è ancora chi vuole entrare in quella stanza.
LI: Dal tuo ruolo di primo piano nella community “Lovecraft Italia” alla pubblicazione di tuoi racconti in importanti antologie nazionali, è chiara la tua predilezione per l'opera del Sognatore di Providence. Cosa la rende così speciale, secondo te? Puoi parlarci del tuo impegno nel Gruppo Telegram “Lovecraft Italia” ?
SteSbac: Prima di Lovecraft ho attraversato Poe, Chambers, Clark Ashton Smith, Dunsany, Philip K. Dick, ma la vera folgorazione è arrivata proprio con il Sognatore di Providence. Mi ha insegnato un tipo di paura che nessun altro autore mi aveva dato fino ad allora: non quella dello sconosciuto che minaccia dall'esterno, ma quella di scoprirsi minuscoli e periferici dentro un ordine che ci include senza curarsi di noi. È l'orrore cosmico, sì, ma per me è anche qualcosa di più intimo: il sentirsi parte di una dimensione incontrollabile eppure stranamente familiare, quasi domestica. Lovecraft ha reso l'insignificanza umana un'esperienza estetica prima ancora che filosofica, e questo per uno scrittore è un dono enorme. Ti offre una chiave che puoi girare in mille serrature diverse, restando sempre fedele a te stesso.
Il gruppo Lovecraft Italia nacque nel 2020, durante il lockdown, per creare uno spazio di confronto su H.P. Lovecraft e sulla sua sconfinata produzione letteraria di racconti, saggi, poesie ed epistole.
Fui uno dei fondatori e dei primissimi Admin. Successivamente, ne divenni proprietario e promotore delle prime iniziative di scrittura e approfondimento legate all'immaginario del Sognatore di Providence, che portò alla nascita di Strani Æoni. Tutto ebbe inizio come contest letterario aperiodico, su base puramente volontaria, tra i membri che volevano cimentarsi nella scrittura. La cosa prese piede e, nel tempo, portò a numerose pubblicazioni, da cui le molteplici realtà odierne, nate grazie alla collaborazione con Colomò Editore.
Più tardi, impegni familiari e lavorativi mi obbligarono a fare qualche passo indietro e passai il testimone del gruppo agli attuali Admin. Oggi, faccio ancora parte di Lovecraft Italia e ne seguo le iniziative con piacere.
LI: Quali sono i tuoi scrittori preferiti, sia in ambito weird che nella letteratura ufficiale?
SteSbac: Nel weird e nell'horror il mio canone personale parte da Poe, Chambers e Clark Ashton Smith e arriva, tra i contemporanei, a King, Ligotti, Barker ed Evangelisti: autori diversissimi tra loro, ma capaci tutti di trattare la paura come materia letteraria e non solo come effetto. Fuori da questo perimetro due nomi che considero imprescindibili sono Philip K. Dick, per il modo in cui destabilizza il concetto stesso di realtà, e Murakami, per la naturalezza con cui fa scivolare il perturbante dentro la vita quotidiana senza mai alzare la voce.
LI: Conosciamoci meglio. Musica, Film, Fumetti, Serie fondamentali?
SteSbac: Il battesimo è stato televisivo: Belfagor, il fantasma del Louvre, visto a nove anni su una TV a valvole, in bianco e nero, con il permesso eccezionale dei miei genitori. Quelle atmosfere cupe, i misteri e i delitti perpetrati nei polverosi padiglioni egizi del museo parigino non mi hanno più lasciato, e credo si sentano ancora nel modo in cui costruisco certi miei ambienti chiusi e claustrofobici.
Ho la collezione originale quasi completa di Dylan Dog: dai primi numeri fino al 300 circa, poi, per me, ha perso un po’ di smalto. Anche Dampyr mi piaceva molto.
Dal punto di vista musicale, principalmente il buon vecchio Hard Rock e il sempre troppo sottovalutato Prog Rock, genere in cui anche noi italiani abbiamo lasciato il segno.
L’altra mia grande passione, anch’essa coltivata fin dall’adolescenza, è la fotografia. Il genere che prediligo è l’urbex perché mi permette di “indagare” sul rapporto tra uomo e natura, cogliendo con uno sguardo intimo e personale le relazioni spesso conflittuali tra le persone e il loro ecosistema. Guardare all’abbandono attraverso l’obiettivo fotografico è un modo di far scaturire la bellezza laddove i più non vedono altro che degrado e distruzione.
LI: Come vedi la scena letteraria fantastica italiana, in particolare quella horror e weird? Giochiamo ancora di rimando rispetto al modello estero, specialmente anglofono, o sta emergendo uno stile indipendente?
SteSbac: È una domanda a cui rispondo con cautela, perché il rischio di generalizzare è alto. Per anni il nostro immaginario weird ha guardato quasi esclusivamente al modello anglofono, americano prima ancora che inglese. Lovecraft, certo, ma anche King e la scuola del Mythos hanno fissato per decenni uno standard a cui ci si confrontava spesso per emulazione più che per dialogo. Credo che negli ultimi anni qualcosa si stia muovendo. Piccole case editrici indipendenti e progetti come Strani Aeoni hanno provato a costruire uno spazio dove il weird italiano potesse raccontare luoghi, storie e paure nostre (il paese veneto scomparso dalle mappe di uno dei racconti di «Riflessi della luce nera» nasce proprio da questa esigenza), invece di limitarsi a traslocare atmosfere anglosassoni in un contesto italiano con il minimo indispensabile di adattamento.
LI: C'è qualche aspetto del Weird contemporaneo che ti entusiasma o ti delude? Cosa vorresti vedere maggiormente sviluppato?
SteSbac: Mi entusiasma la contaminazione: il weird contemporaneo sta uscendo dal recinto dell'horror e della fantascienza di genere per infiltrarsi nella narrativa letteraria, nel cinema d'autore, persino in certa saggistica. Mi delude quando diventa invece un'estetica vuota, un repertorio di citazioni lovecraftiane (tentacoli, culti, libri proibiti) usato come decorazione, senza che dietro ci sia più l'idea originaria: un orrore che nasce dal limite della conoscenza umana e non dal suo arredamento. Vorrei vedere più coraggio nel raccontare le paure contemporanee con gli strumenti del weird, senza doverle per forza vestire con abiti presi in prestito dagli anni Venti del secolo scorso.
I LIBRI DI STEFANO SBACCANTI
CON STRANI AEONI
CON SCHELETRI.COM
CON ESESCIFI
InBreve




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