Recensione – L’angelo della finestra d’Occidente

L’ANGELO DELLA FINESTRA D’OCCIDENTE
di Gustav Meyrink

Recensione di Paolo Possanzini


“L'angelo della finestra d'Occidente” è romanzo che unisce l’ambientazione storica della Inghilterra elisabettiana e alcune delle figure più misteriose dell'epoca, quali John Dee ed Edward Kelley, a cui fanno da contraltare i primi anni del 900, in cui il protagonista si ritrova tra le mani, come eredità, gli scritti appartenuti all'alchimista Dee, suo antenato.

In un gioco di rimandi, Meyrink mescola i due protagonisti nella loro ricerca esoterica, affiancandoli entrambi a una donna amata e un'altra, invece, avversaria nella “guerra occulta, o Isais pontica”, Assja Chotokalungin.

Gli elementi esoterici appartenenti a culti segreti sono senza dubbio la chiave di volta della narrazione, come appunto l'angelo che viene evocato a più riprese da Dee e Kelley per ottenere conoscenze superiori e la pietra filosofale.

Meyrink ha qui la gran capacità di mostrare l'evoluzione dei due protagonisti nel corso della loro ricerca, grazie anche all'amore del barone Müller per Johanna e quello di Dee nei confronti di Jane, nel gran cerchio della reincarnazione.

Ripercorrendo i passaggi alchemici – partendo dalla Nigredo all’incontro con Bartlett Green e, infine, con il rabbi Löw, depositario di una conoscenza qabbalistica millenaria alla corte di Praga – Meyrink ha scritto quelle che è il grande romanzo esoterico europeo.

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