Musica - Current 93

CURRENT 93
DAVID TIBET, THOMAS LIGOTTI E LE MUSICHE DELL'INQUIETUDINE
di Cesare Buttaboni


Ci sono artisti che attraversano la musica underground lasciandosi alle spalle una discografia e altri che sembrano voler costruire un intero universo, con le sue ossessioni, i suoi simboli e le sue apparizioni.

David Tibet appartiene decisamente alla seconda categoria. I Current 93, il progetto che guida dal 1982, non sono mai stati semplicemente un gruppo musicale: sono una sorta di organismo in continua trasformazione, nel quale industrial, rumorismo, folk apocalittico, misticismo cristiano, occultismo e letteratura finiscono per convivere in un equilibrio spesso precario ma, proprio per questo, affascinante.

La prima stagione dei Current 93 è quella che continuo a considerare la più dirompente. Nature Unveiled, pubblicato nel 1984, è una pietra miliare di quella zona oscura in cui la musica industriale abbandona progressivamente la struttura della canzone per diventare qualcosa di più vicino a un rito. Due lunghe composizioni, canti liturgici, rumori elettronici, frammenti vocali e un'atmosfera che sembra provenire da una cappella abbandonata, dove qualcuno abbia continuato, anche dopo la scomparsa dei fedeli, a celebrare una funzione incomprensibile.

David Tibet non canta nel senso tradizionale del termine. La sua voce è una presenza inquietante, una specie di invocazione che si colloca fra la predica delirante e il lamento. Steven Stapleton dei Nurse With Wound contribuisce a plasmare questo paesaggio sonoro, ma è Tibet a conferirgli un'identità riconoscibile, una visione che va oltre il semplice assemblaggio di materiali industriali.

.In Nature Unveiled i canti gregoriani e il rumore non sono elementi contrapposti: sembrano piuttosto appartenere a una medesima liturgia deformata, come se la musica sacra fosse stata ritrovata in una dimensione in cui ogni certezza religiosa si è ormai trasformata in qualcosa di mostruoso. Il risultato è un disco che conserva una notevole forza evocativa anche a distanza di decenni. Può apparire prolisso, ostico e persino insopportabile a chi cerchi nella musica un'organizzazione più convenzionale, ma è proprio la sua ostinazione a renderlo significativo. Non siamo davanti a un semplice esercizio di estetica gotica. Qui il suono diventa una materia da manipolare per ottenere un'esperienza emotiva e quasi fisica.

Con In Menstrual Night, del 1985, il discorso prosegue lungo coordinate simili, ma assume una fisionomia più rarefatta. Le due lunghe suite costruiscono una trama di droni, voci e frammenti sonori che sembrano galleggiare in uno spazio privo di riferimenti. L'ascolto diventa contemplativo, benché non ci sia nulla di rassicurante in questa contemplazione. È una musica che non procede verso una destinazione precisa: si avvolge su sé stessa, come un pensiero ossessivo dal quale non si riesce a uscire.

Se Nature Unveiled conserva la violenza di un'improvvisa irruzione, In Menstrual Night sembra invece suggerire una lenta discesa. La componente industriale si trasforma in un ambiente mentale, un luogo nel quale le sonorità assumono il valore di segni e presagi. Non tutto raggiunge la stessa intensità, ma l'album mostra quanto Tibet fosse interessato a superare i confini della musica intesa come successione di brani, cercando una continuità fra suono, ritualità e immaginazione.

Il passaggio verso una forma più riconoscibile di folk apocalittico è già percepibile in Imperium, pubblicato nel 1987. È un disco al quale sono particolarmente legato, anche perché fu il primo dei Current 93 che acquistai. Riascoltandolo, ritrovo ancora quella sensazione di trovarmi davanti a un oggetto enigmatico, capace di trasformare la semplicità delle strutture musicali in una forma di ipnosi.

Rispetto alle prime incisioni, il rumore arretra e lascia emergere un impianto più scarno, nel quale il folk e le suggestioni religiose acquistano maggiore importanza. La voce di Tibet continua a dominare la scena, ma il suo rapporto con la musica cambia: non è più soltanto il sacerdote invasato che urla sopra un magma industriale, bensì una figura che sembra guidare l'ascoltatore attraverso un paesaggio simbolico. Il disco anticipa sviluppi successivi, pur mantenendo qualcosa della durezza degli esordi.

Questa evoluzione non significa che ogni passaggio della carriera dei Current 93 abbia conservato la stessa capacità di sorprendere. La discografia di Tibet è sterminata e, inevitabilmente, discontinua. In alcuni momenti, il folk apocalittico finisce per ripiegarsi su formule riconoscibili, mentre la ripetizione delle immagini e dei temi rischia di diventare un limite. Tuttavia, sarebbe ingeneroso ignorare la coerenza di un progetto che non ha mai cercato di adattarsi alle aspettative del mercato.

Anche Dawn, del 2002, guarda indietro verso le atmosfere più cupe della prima stagione. Non raggiunge sempre la potenza di Nature Unveiled o Dogs Blood Rising, e alcune soluzioni appaiono meno compatte, ma il disco conserva momenti di autentica inquietudine. Campane ecclesiastiche, chitarre lamentose, frammenti vocali e rumori si sovrappongono senza cercare una composizione rassicurante. La presenza di John Balance dei Coil e di Rose McDowall contribuisce a rendere il paesaggio ancora più ambiguo.

In Maldoror Est Mort, in particolare, il richiamo alle origini industriali del gruppo riporta in superficie una dimensione quasi sacrilega, nella quale la religione appare come un insieme di immagini rovesciate, frammenti di una liturgia che ha perduto il proprio centro.

Ma ridurre David Tibet alla sola dimensione musicale sarebbe un errore. Una parte fondamentale del suo universo si trova nei libri che legge, pubblica e fa circolare. Il suo interesse per la letteratura soprannaturale non è un semplice ornamento culturale: appartiene alla stessa ricerca che attraversa la musica dei Current 93. Arthur Machen, M. R. James, Count Eric Stenbock e altri autori del fantastico costituiscono una costellazione di riferimenti nella quale il mondo quotidiano è continuamente minacciato da una realtà ulteriore, non necessariamente spiegabile.

È in questo contesto che assume particolare importanza il rapporto con Thomas Ligotti, uno degli scrittori contemporanei più radicali nell'esplorazione dell'orrore metafisico. Nel 1997 i Current 93 pubblicano In a Foreign Town, In a Foreign Land, costruito attorno ai testi di Ligotti. Il lavoro non si limita a usare la letteratura come fonte d'ispirazione: porta la parola scritta dentro una struttura sonora nella quale voce, droni e manipolazioni elettroniche contribuiscono a creare un ambiente autonomo.

I testi di Ligotti possiedono già una qualità musicale particolare. Le sue frasi sembrano spesso procedere come formule ossessive, mentre i personaggi si muovono in un mondo che ha perduto ogni affidabilità. La realtà non è più una casa nella quale l'essere umano possa riconoscersi, ma una scenografia artificiale, un luogo estraneo in cui ogni gesto quotidiano può rivelare qualcosa di profondamente sbagliato.

La musica dei Current 93 non illustra semplicemente questa visione: ne prolunga il disagio, trasformando la lettura in un'esperienza d'ascolto. Il rapporto prosegue con I Have a Special Plan for This World, pubblicato nel 2000. Qui la voce di Tibet interpreta il testo di Ligotti, mentre la componente musicale costruisce un ambiente oscuro e ipnotico. Il risultato è lontano dalla forma tradizionale della canzone e si avvicina piuttosto a un monologo visionario immerso in un paesaggio sonoro. La parola non viene accompagnata nel senso convenzionale del termine: è circondata, assediata, quasi inghiottita dalla musica. In questo incontro si riconoscono due sensibilità differenti ma compatibili. Ligotti descrive un'esistenza priva di fondamento, nella quale l'essere umano sembra condannato a recitare una parte in un teatro senza autore. Tibet traduce questa angoscia in una dimensione vocale e sonora, senza cercare di addolcirla o renderla più accessibile. Il pessimismo dello scrittore e la tensione visionaria del musicista finiscono così per incontrarsi in una forma espressiva che non appartiene interamente né alla letteratura né alla musica.

L'attività editoriale di Tibet conferma quanto questo legame sia importante. Attraverso Durtro Press e Ghost Story Press ha contribuito alla circolazione di testi di Ligotti e di altri autori legati al fantastico e alla tradizione decadente. Non si tratta soltanto di pubblicare libri di culto, ma di recuperare una particolare idea di letteratura: quella che non considera il soprannaturale un semplice pretesto narrativo, bensì una possibilità per mettere in crisi la percezione ordinaria del mondo.

Nel 2016 questa passione trova una sintesi significativa in The Moons at Your Door, antologia curata da Tibet e dedicata soprattutto alla narrativa soprannaturale. Il libro uscì nello stesso periodo dell'album omonimo dei Current 93 e raccoglie autori e testi che hanno contribuito a formare l'immaginario del musicista. La coincidenza fra libro e disco è indicativa: letteratura e musica non sono due interessi separati, ma parti di un medesimo percorso. È anche il punto nel quale si comprende meglio l'importanza di David Tibet all'interno della cultura underground.

Non è necessario sostenere che ogni riferimento letterario trovi una corrispondenza diretta in una composizione dei Current 93. Il rapporto è più profondo e meno schematico. Tibet condivide con gli autori che ama una certa inclinazione verso il mistero, l'apocalisse, la perdita delle coordinate e l'idea che il mondo visibile possa essere soltanto una superficie fragile.

I Current 93 rimangono, naturalmente, un progetto musicale e vanno giudicati anche per ciò che accade nei dischi: per il suono, le collaborazioni, le intuizioni riuscite e i momenti in cui la ripetizione prende il sopravvento; ma ignorare il retroterra letterario di Tibet significherebbe perdere una parte essenziale della sua identità artistica. Il suo lavoro non si limita a utilizzare simboli esoterici o immagini religiose per costruire un'estetica oscura. Cerca piuttosto di mettere in comunicazione forme diverse di immaginazione, dalla musica industriale alla ghost story, dalla poesia alla mistica.

Riascoltare oggi Nature Unveiled, Imperium o In a Foreign Town, In a Foreign Land significa quindi entrare in un territorio nel quale i confini fra le arti diventano instabili. Il rumore può assumere il valore di una preghiera deformata, una voce può sembrare provenire da un luogo che non esiste, un testo letterario può trasformarsi in un'esperienza sonora che non ha bisogno di essere spiegata fino in fondo. È forse questo il tratto più riconoscibile dell'universo di David Tibet: non la promessa di rivelare un segreto, ma la capacità di lasciare aperta una porta sull'ignoto. E, una volta attraversata quella soglia, non è affatto detto che il mondo dall'altra parte sia più comprensibile del nostro.

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