Aeonica - Un Viaggiatore

AEONICA 
I RACCONTI DEL BLOG 2.3

UN VIAGGIATORE 
di Paolo Sista 

Quando piove, escono le lumache.
Sono ovunque. 
Sui muri. Sull'erba. Sull'asfalto. 
I loro gusci respingono i miei scarponi. 
La loro bava le incolla alla superficie. 
Impossibile staccarle, 
non sufficie la mia forza.

Quando piove, escono le lumache.
Va bene. 
Perché, tuttavia, è pieno anche di paguri, che sono gasteropodi di mare e non di terra?
Si addensano rapidi, 
i banchi di foschia. 
Trasudano un gocciolare 
un po' dolce e un po' salato, 
che ricorda il feminino. 
Inizia a non essermi più chiaro, 
inizio a non essere più certo, 
se cammino per la strada
o su un fondale colmo di acqua rarefatta.

Provengo davvero da un mondo asciutto
o era solo un brandello di memoria falsata? 
Un sogno di sognatore, 
per un attimo dimentico del suo continuo attraversare le instabili frontiere fra le diverse declinazioni dell'Apparire. 

Assumo sempre nuove spoglie e il mio stesso io, ammesso che fosse uno in origine, di volta in volta si screzia con le identità passate e future. 
Ulisse, Carter, Difred, Kull, Fevvers, Cornelius... 
di alcuni ricordo il volto, 
di molti nemmeno l'odore.

Attraverso sempre nuovi luoghi e quello di origine, ammesso che essa fosse stata, è ignota come la mia meta.
Abarat, Terra, Rlyeh, Thalarion, Kolmogoroth, Carcosa, Erdani II, Meridu, Alastor... 
di alcune ricordo solo il nome, 
di molte nemmeno quello.

So che al come sopra non corrisponde piu un così sotto. 
L'ordine si è rotto e il caos non ha trionfato. 
Il medio persiste grazie a leggi invalidate e loro eccezioni. 
L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo vìolano ogni regola e fanno quel che s'ha da fare. 

E io continuo a camminare, 
eterno vagabondo verso un'eterna Thule; o forse, un conglomerato precario và alla deriva verso un miraggio. 
Ma in fondo che importa, 
se qualcosa è andato, và e andrà.
Sprofondo in una cascata, 
voci mi chiamano a un altro giro di vascello: 
«Severian, Gloriana, Perseo, Murbella, Duncan»
Non posso farcela.
La pressione mi risucchia, cado. 
E imparo nuovamente a camminare




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