Recensione - La Scogliera
LA SCOGLIERA
di Irene Visentin
Recensione di Paolo Sista
Cavolo, quanto è brava Irene. Quando una casa editrice inspiegabilmente non ebbe voluto ristampare la sua raccolta di racconti, mi feci subito avanti: «Te la ristampiamo noi, magari trapiantiamo i racconti nelle varie antologie che stiamo progettando!»
«Fantastico, affare fatto!» mi rispose.
Dopo circa sei mesi da quell'accordo, mi chiese se volessi leggere in anteprima il suo nuovo romanzo: ovviamente accettai.
«Si intitola: La scogliera» mi spiegò.
«Ma dai, anche un mio racconto inedito si intitola così» risposi stupito.
Poco dopo mi arrivò la mail col suo libro e io le inviai il mio: mentre scrivo questa recensione non so se Irene l'abbia già letto e se le sia piaciuto.
Intanto lessi la trama. Una seconda pandemia tipo COVID che, però, trasforma i contagiati in zombies e parte l'apocalisse Z; nel mezzo, una storia d'amore agli sgoccioli fra due sopravvissuti che al momento del contagio lavoravano come guardiani del faro – zona relativamente isolata dalle metropoli.
«Dannazione!» imprecai silenziosamente. L’apocalisse zombie provocata da una nuova pandemia e pure una storia d'amore nel mezzo: tutto quello che non mi piace. «E adesso come faccio?» mi chiesi. Mi ero cacciato in un bel guaio. Iniziai a leggere durante la pausa pranzo all'archivio, con lo smartphone per orizzontale. In realtà, non ho diritto alla pausa pranzo: posso prendermi mezz'ora di pausa ma devo uscire mezz'ora dopo. «Pazienza» mi dissi «è inverno e fa freddo, meglio leggere al chiuso»
Irene deve avere poteri magyci, come cantava Kendra Smith con gli Opal, perché non solo ti fa appassionare a una storia la cui trama non era nelle tue corde – un'ottima avventura che, tra improvvise accelerazioni e frenata altrettanto brusche, ti mantiene inchiodato alle vicende dei protagonisti, anche quando per colpa delle incombenze della “vita reale” sei costretto ad interrompere la lettura – ma riesce ad utilizzare tale palco per mettere in scena una piccola “Commedia Umana” dei nostri disastrati anni post 2020.
IL LIBRO
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